Nel 2005 all’improvviso durante un consulto naturopatico per una disbiosi intestinale mi fu nominato ‘Il grande dizionario della Metamedicina’ scritto da Claudia Rainville, Fondatrice della Metamedicina. Non solo un libro ma un esercizio di costante scoperta e approfondimento su come ci manifestiamo e su come reagiamo inconsciamente rispetto a come stiamo nel nostro profondo. Ho sempre creduto nell’individualità della patologia, e in quella del sistema immunitario, complice una mamma, la mia, che parlava sempre di difese basse o alte rispetto a come, io e mia sorella, reagivamo agli stessi contagi. Facendo sempre tutto insieme e mangiando le stesse cose da dove arrivava la risposta diametralmente opposta? Dalla genetica, i genitori erano gli stessi, la genetica dentro di noi  evidentemente no, io ero discendente ‘paterna’, mia sorella dalla stirpe della mamma, al di la delle somiglianze fisiche qualcosa doveva pur dire a livello cellulare. Ma ciò sentivo che non mi bastava.

Sebbene ‘il dizionario di metamedicina’ per me fu il libro della svolta in quei tempi rimase  solo un libro: non indagavo oltre, se non per curiosità personali e famigliari che caratterizzavano il mio quotidiano. Ogni volta che lo consultavo accadeva che  mi si accendeva una lampadina e si faceva strada in me la consapevolezza che i miei interrogativi rispetto alle reazioni individuali avevano un senso. L’aspetto scientifico riguardo la genetica aveva soddisfatto gran parte delle mie domande ma c’era qualcosa..che ancora mancava.

Negli anni successivi ho frequentato diversi tipi di seminari di varia natura, dalla nutrizione ai ritmi circadiani, dall’importanza delle pietre ai fiori australiani   omeopatia e fitoterapia, ma così..un po’ senza senso e seguendo l’esigenza o la curiosità del momento.

Nel frattempo ero diventata mamma e le occasioni per poter testare in sicurezza le informazioni apprese aumentavano.

Mossa sempre dalle mie vicende personali, decisi successivamente di intraprendere un percorso accademico naturopatico, sentivo forte la necessità di  capire meglio il funzionamento del nostro corpo considerandolo nella sua totalità, corpo, mente e spirito.

Nel piano formativo del 1°anno, c’erano materie che mi affascinarono fin da subito, materie in grado di aprire un varco infinito nella mia curiosità, donandomi la possibilità di entrare in un nuovo universo, quello del potenziale umano.

Il 1° colpo di fulmine fu con la Medicina Tradizionale Cinese che ci spiega come nel nostro corpo tutto sia correlato e non più considerabile a sezioni, non più apparati, non più organi singoli ma un sistema in cui tutto, ma veramente tutto, quello che accade ha un perché che riporta al benessere di tutto il sistema.

Corpo, mente e spirito finalmente riconosciuti nella loro connessione energetica, fisica e spirituale. Un trauma, una malattia, un emozione mettono in correlazione, le ferite dell’anima con il corpo. Esiste una sorta di mappa che ci svela il perché quello che si manifesta, e come si manifesta, nel corpo fisico, giunge dai profondi abissi delle ferite dell’anima.

Secondo l’antichissima medicina tradizionale cinese il corpo è dotato di centri e canali energetici. I chakra e i meridiani, responsabili del flusso e della propagazione di energie che ci tengono in vita.

Noi siamo energia, le nostre emozioni, sono energia, i nostri pensieri sono energia.

Alla luce di questa nuova risorsa inizio a riconsiderare ‘il grande dizionario della metamedicina’.

Successivamente si aprì un’altra grande porta, gia semi aperta in passato, quella su Edward Bach e i suoi magnifici rimedi, ‘i fiori del Dr Bach’.

Intrapresi un vero e proprio viaggio dentro allo stupore, man mano che li studiavo mi parlavano di persone della mia vita e man mano che li approfondivo mi parlavano in un modo che non sapevo controllare.

Vibravo forte con alcuni di loro solo a leggere la descrizione. Percepivo la loro energia. Mi accadeva solo con alcuni, quelli che poi oggettivamente e obiettivamente erano ciò di cui avrei potuto aver bisogno.

Estasiata da queste infinite informazioni, ricordo che approciai a fisiologia e patologia quasi con un senso di fastidio, come se queste materie distogliessero l’attenzione da questo mio nuovo mondo, ma lo stupore non tardò ad arrivare.

Il professore, medico ricercatore, che teneva il corso poco dopo l’inizio della prima lezione, ci consigliò di seguire il suo corso e in parallelo di leggere come primo libro ‘la biologia delle credenze’ di Bruce Lipton.

Ci introdusse il libro e io di nuovo ascoltandolo avevo la sensazione che dentro di me qualcosa vibrasse in un modo che non avevo mai sentito prima.

Il libro racconta la storia di Bruce Lipton un biologo ricercatore e docente che stravolge completamente l’approccio scientifico alla vita della cellula.

‘La vita della cellula è controllata dal suo ambiente fisico ed energetico e non dai suoi geni. I geni sono soltanto dei programmi utilizzati per costruire le cellule, i tessuti, e gli organi. L’ambiente si comporta come un ‘appaltatore’ che legge e decide di impiegare determinati programmi energetici, ed è il vero responsabile del carattere della vita cellulare. E’ la ‘consapevolezza’ che una cellula ha dell’ambiente, e non i suoi geni, che mette in moto i meccanismi della vita.’

Quindi il fatto che un biologo come Lipton girasse il mondo promuovendo questo nuovo esito delle sue ricerche asserendo che sicuramente la genetica è responsabile di molteplici malattie, disfunzioni e alterazioni biologiche ma che non fosse l’unico aspetto ad incidere sull’alterazione dell’equilibrio dell’organismo, fu come prendere un booster energetico.

(Al libro dedicherò tutta la mia attenzione in un’altra pagina di questo blog, sono convinta che possa essere utile a tutti capire come la sanazione della parte più profonda di noi possa offrirci un corpo sano e una vita più equilibrata)

Tornando all’effetto booster capivo che …qualcosa si stava risvegliando in me.

Nonostante le materie di studio fossero tantissime, in me andava delineandosi un quadro che nasceva da 3 grandi presupposti :

il 1° corrisponde al concetto di FISICA QUANTISTICA del nostro corpo, ossia che noi siamo un campo elettromagnetico e per cui ogni parte di noi ha una sua energia che non necessariamente è uguale a quella dell’intero campo ma che influisce su quella generale, e viceversa.

il 2° presupposto lo ritrovai nella MEDICINA TRADIZIONALE CINESE e nella reflessologia plantare che ci insegna che il nostro corpo o ‘campo’ custodisce dei punti nevralgici a livello di energia – i chakra –e dei canali energetici, -i meridiani-, fondamentali per la produzione e la circolazione dell’energia in tutto il corpo. E il piede può rappresentare il pannello di controllo di tutto ciò che accade nel nostro corpo e non solo.

A mio avviso, Claudia Rainville, con il suo libro aveva tradotto una cultura millenaria, come non esserle grata??

Ma cosa interveniva su una parte del tutto per alterare il livello di energia generale e rendere il flusso vitale meno armonico??

il 3° presupposto lo individuai grazie alla FLORITERAPIA, attraverso la consapevolezza che anche le emozioni hanno un’energia che può interferire con l’energia del tutto se in disequilibrio e i fiori possiedono a loro volta, come tutto in natura, una loro energia, che entra in risonanza con la nostra e quindi anche con quella dei nostri pensieri e delle nostre emozioni.

​Decisi di approfondire la floriterapia seguendo e completando il percorso per diventare BFRP -consulente dei fiori di bach- un paio di anni dopo ottenni il Master sui Fiori Italiani e le Acque per i chakra, scoperti dalla meravigliosa Giovanna Tollio.

E proprio mentre scrivo la tesina di un corso sui rimedi floriterapici succede che riprendo in mano il libro della METAMEDICINA e creandomi una mappa mentale tra i miei 3 nuovi  presupposti inizio a trovare le correlazioni tra le mie materie di studio ed intraprendo finalmente e con grande gioia il percorso di Metamedicina che metteva insieme l’aspetto sottile delle emozioni con la parte di manifestazione fisica del corpo.

Questa è ‘brevemente’ la storia del perché i miei strumenti di lavoro sono 3, e sempre amalgamati in percentuali diverse. In base alle necessità di chi ho di fronte in quel preciso momento.

Ritengo che il modo migliore per poter mettere a frutto le proprie conoscenze, acquisite in anni di studi e ricerche,  sia prima di tutto sperimentarle su se stessi e su chi ci offre la possibilità di fare pratica affidandosi alla semplice fiducia in noi.

Questo il primo passo mosso verso gli altri, molti anni fa, e fu estremamente importante per poter capire con me stessa, se ero sul percorso giusto. Di fatto mi sono ritrovata ad avere la conferma di essere in una dimensione che mi sprona, mi gratifica e che mi ha sempre fatto sentire a casa e verso la quale sono profondamente grata. Oggi questa mia dimensione è una grandissima consapevolezza che si evolve giorno per giorno e che mi da l’opportunità di procedere nella ricerca.

Questo mi consente di mettere a disposizione del prossimo i miei studi, le mie ricerche, le mie sperimentazioni con un unico obiettivo, quello del benessere dell’individuo.

Stare bene con se stessi ha molteplici risvolti compreso quello di stare bene anche all’interno di una collettività e ritengo che migliorare se stessi significa migliorare il mondo in cui viviamo, rendendolo un posto migliore che un giorno lasceremo come esempio ai nostri figli.

Con amore, Marina.

Ps perché il gabbiano come immagine di questo post?

Il Gabbiano sprona a porsi delle domande e ad avere la capacità di adattarsi agli eventi, ma anche ad essere consapevoli che, uscendo dalla zona di comfort, si possono creare nuove opportunità. Per andare oltre la monotonia e gli schemi che nella vita si ripetono, è necessario volare in alto, esattamente come fa questo splendido animale.

Esso, si innalza verso la luce del sole e osserva il suo territorio da una prospettiva più ampia e completa. Invita, dunque, all’elevazione spirituale per giungere ad una condizione più alta dell’Essere. È il simbolo della libertà e del coraggio. Invoglia a sentirsi liberi anche quando ci si sente oppressi e in gabbia. Poiché la libertà è uno status intrinseco, per raggiungerla bisogna fare appello alla forza interiore, alla determinazione e all’amor proprio. Il Gabbiano sprona a fare di più partendo da quello che sia ha, senza avere paura di agire.

-tratto dal sito miti e misteri-

Ho scattato personalmente questa foto dal traghetto che mi riportava a piombino da portoferraio.

Ho guardato a lungo quel gabbiano e forse anche lui, me. Volevo essere come lui, avrei voluto alzarmi in volo e vedere la mia vita dall’alto, con distacco. Quello che è successo poi è stato proprio così.

Distaccarmi da ruoli in cui mi sentivo incastrata per scoprire che gli incastri erano dentro di me.

OGNUNO DI NOI HA LA POSSIBILITA’ DI RICONGIUNGERSI CON LA PROPRIA ESSENZA E LA PROPRIA LIBERTA’ QUALUNQUE SIA IL PUNTO DI PARTENZA: UN SINTOMO, UNA MALATTIA, UN DISAGIO EMOTIVO.

MI AUGURO E TI AUGURO DI TROVARE TRA LE MIE ESPERIENZE E LE MIE RICERCHE UNO STARTER PER INIZIARE, INSIEME O IN AUTONOMIA, A RITROVARE LA TUA LIBERTA’, QUELLA Più VERA, QUELLA CHE QUANDO LA RITROVI, DIFFICILMENTE POTRAI PERDERE ANCORA.

Marina

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